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Per Leyla Güven, una di noi

Pubblicazione: 12 Aprile 2019

Comunicato del CISDA, (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane) a sostegno di Leyla Guven, 12 aprile 2019

Leyla, deputata curda dell’HDP, è in sciopero della fame a tempo indeterminato dall’8 novembre 2018, per chiedere la fine dell’isolamento nel carcere di Imrali e i diritti legali per Abdullah Öcalan, leader riconosciuto e amato dal popolo curdo.
Se la richiesta di Leyla avesse una risposta, significherebbe anche la fine dell’isolamento di tutto il popolo curdo. E questo è ciò che il dittatore fascista Erdogan non vuole.

Dopo Leyla, migliaia di prigionieri curdi detenuti nelle carceri turche hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato. E con loro molti curdi in diverse città europee stanno compiendo lo stesso gesto estremo.

L’Unione Europea ha voltato la testa dall’altra parte. In questi ultimi giorni i prigionieri e le loro famiglie hanno fatto appelli e inviato lettere al Presidente e al Ministro della giustizia turchi, al Comitato europeo per la prevenzione della tortura, al Consiglio europeo, a diversi membri del Parlamento Europeo. Sono stati scritti migliaia di appelli e messaggi di solidarietà a Leyla e a chi ha deciso di fare il suo stesso passo da parte di associazioni e persone singole.

Nel frattempo, 8 prigionieri hanno perso la vita per chiedere giustizia. Le condizioni di chi è in sciopero della fame in carcere sono inumane: sono tenuti in isolamento, non possono comunicare con l’esterno, non possono ricevere né visite né telefonate dai loro parenti, non ricevono quantità sufficienti di sale, zucchero, limone e succo di frutta.

Chiediamo che venga posta finalmente l’attenzione dovuta alla situazione e a coloro che stanno mettendo a repentaglio la loro vita per chiedere semplicemente giustizia. Chiediamo che la Turchia, un paese membro della Nato e che l’Europa ha pagato profumatamente per fermare i profughi siriani al di là dei suoi confini, rispetti i diritti umani e smetta di praticare forme di tortura all’interno delle sue carceri.

Ci stringiamo in solidarietà con Leyla, con tutti i compagni e le compagne in sciopero della fame.

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