Skip to main content

L’Afghanistan e il supporto di CISDA alle donne afghane nel 2025

Il 2025 in Afghanistan ha confermato e aggravato tendenze che si erano manifestate già negli anni immediatamente successivi al ritorno al potere dei Talebani (agosto 2021): una sistematica negazione dei diritti fondamentali, in particolare di quelli delle donne, un deterioramento delle condizioni socio-economiche e una crescente dipendenza dalla solidarietà di organizzazioni locali e internazionali per la sopravvivenza quotidiana della popolazione.

Apartheid di genere: un quadro di discriminazione sistemica

Nel 2025 la condizione delle donne in Afghanistan si configura come una loro segregazione ed esclusione istituzionalizzate da ogni spazio pubblico e privato della vita sociale, culturale, educativa ed economica. Le donne sono state progressivamente escluse dall’istruzione superiore e dall’accesso al lavoro, alla mobilità e alla partecipazione politica, in un clima di repressione che mira a renderle praticamente invisibili alla società.

Un apartheid di genere che non è una definizione retorica: CISDA, supportata da un pool di giuriste, ha portato questo tema nelle sedi internazionali, chiedendo che l’apartheid di genere sia riconosciuto come crimine contro l’umanità nei trattati internazionali e che il regime talebano sia chiamato a rispondere davanti a corti internazionali.

La crisi umanitaria: dati e dinamiche

Oltre alle discriminazioni di genere, l’Afghanistan nel 2025 ha affrontato un grave contesto umanitario. Secondo stime delle Nazioni Unite e di agenzie internazionali: 22,9 milioni necessitano di assistenza umanitaria per sopravvivere,14,8 milioni soffrono di insicurezza alimentare acuta, 3,5 milioni di bambini sotto i 5 anni affetti da malnutrizione acuta,1,2 milioni di donne incinte o in allattamento a rischio di malnutrizione acuta.

Il collasso del sistema sanitario ha portato l’Afghanistan, e in particolare le aree rurali, nell’abisso di una crisi sanitaria senza precedenti con l’impossibilità di prestare cure a una popolazione allo stremo e l’aumento di malattie prevenibili: una costante minaccia per donne e bambini, mentre la scarsità di fondi e l’intercettazione degli aiuti da parte delle autorità de facto limitano l’efficacia degli interventi esterni.

Inoltre sono oltre 500.000 gli sfollati a causa di inondazioni, siccità e terremoti e oltre 2,43 milioni i migranti afghani rimpatriati dal Pakistan e dall’Iran tra settembre 2023 e aprile 2025.

CISDA e la solidarietà organizzata: progetti e attività nel 2025

In questo contesto, anche ne 2025 CISDA ha supportato la società civile afghana lavorando in stretto contatto con organizzazioni democratiche e antifondamentaliste afghane che continuano a operare, seppur in clandestinità, sul territorio: RAWA, HAWCA, HAMBASTAGI, SAAJS e OPAWC.

Nel corso del 2025, le nostre attività si sono sviluppate su più fronti erogando 280.000 euro di contributi per il sostegno di progetti concreti a sostegno delle donne e della popolazione afghana:

  • Scuole segrete per ragazze: piccoli gruppi di insegnamento organizzati in case private, per consentire alle giovani di proseguire gli studi nonostante il divieto formale.
  • Giallo fiducia, sostegno alla coltivazione di zafferano da parte di un gruppo di donne
  • PC e materiale informatico per le scuole clandestine.
  • Corsi di taglio e cucito e alfabetizzazione per favorire l’autonomia economica, anche attraverso l’assegnazione di macchine da cucire e materiali.
  • Unità mobile sanitaria per donne e bambini in zone isolate, dove l’accesso alla sanità pubblica è negato o inesistente.
  • Piccolo shelter e percorsi di supporto per vittime di violenza familiare, fornendo protezione, assistenza psicologica e strumenti per l’indipendenza economica.
  • Empowerment per famiglie in crisi fornendo competenze professionali e commerciali per ogni membro della famiglia
  • Vite preziose, sostegno a distanza di donne in difficoltà
  • Emergenza, sostegno per le popolazioni colpite da alluvioni e terremoti
  • Distribuzione di capre a vedove prive di reddito

Queste attività sono spesso svolte in condizioni di clandestinità, con personale locale che rischia ripercussioni acute da parte delle autorità talebane, e hanno consentito di aiutare circa 20.600 donne afghane.

Oltre agli interventi diretti sul terreno, nel 2025 CISDA ha intensificato le campagne di pressione politica e sensibilizzazione internazionale. Tra queste la campagna “Stop fondamentalismi – Stop apartheid di genere”, che ha l’obiettivo di fare riconoscere a livello internazionale il crimine di apartheid di genere e di sollecitare governi e istituzioni a sostenere le forze democratiche afghane e non riconoscere il governo talebano.

Eventi, incontri e petizioni in Europa e in Italia hanno amplificato la voce delle attiviste afghane in esilio, come Belqis Roshan, ex parlamentare costretta a fuggire, che ha testimoniato delle condizioni di repressione e delle pressioni sugli stessi uomini per controllare ancor più strettamente le donne nelle famiglie.

A queste si è affiancata un’intensa attività di comunicazione con oltre 500 articoli pubblicati su Altreconomia e altre testate giornalistiche, il sito Osservatorio Afghanistan e il sito istituzione CISDA; oltre12.000 interazioni/mese social su Facebook, Instagram e YouTube; oltre 3.500 contatti raggiunti mensilmente con la nostra newsletter. Nel 2025 è stata inoltre pubblicata una nuova edizione aggiornata del Dossier I diritti negati delle donne afghane e si segnala l’uscita del nuovo libro di Cristiana Cella, con fotografie di Carla Dazzi, Attraversare la notte che dà voce alle donne afghane.

La resistenza democratica afghana: strumenti e prospettive

I gruppi democratici e femministi afghani continuano a operare in condizioni estremamente difficili. Molte delle loro iniziative sono diventate clandestine, dalla scuola all’assistenza sanitaria, passando per l’organizzazione di reti di solidarietà locale e internazionale. Questi gruppi, pur senza possibilità di agire apertamente, mantengono vivo un ruolo di costruzione di comunità autonoma, difendendo l’uguaglianza di genere e la democrazia contro la repressione fondamentalista.

In un contesto di esclusione, violenza e crisi umanitaria il ruolo di organizzazioni come CISDA e dei gruppi democratici afghani che sostiene è fondamentale per mantenere attivi spazi di resistenza, fornire supporto vitale alla popolazione e tenere alta la voce delle donne afghane nel dibattito internazionale.

 

Ezidi

Storia e cultura di un popolo in lotta contro il suo genocidio.

Che sia stata l’eredità di antiche sette gnostiche a forgiare il credo degli Ezidi o che la religione di questo popolo, insediato nel nord-ovest dell’Iraq e al confine con la Siria, discenda dall’incontro tra gli insegnamenti delle confraternite sufiste e il lascito spirituale del patriarca di Costantinopoli e della Chiesa d’Oriente, quando lo Stato Islamico scatenò nella regione la furia micidiale dei suoi sicari, furono proprio gli Ezidi – accusati di eresia – a pagare un terribile tributo di sangue. Il libro di Carla Gagliardini, nel ripercorre la storia di questo genocidio, racconta gli effetti che ancora oggi l’aggressione dell’Isis produce sull’intera comunità, interrogandosi se siano da attribuire unicamente alle conseguenze dell’attacco oppure derivino anche da altre ragioni. Shengal, infatti, è un territorio strategicamente importante per attori locali e internazionali, a maggior ragione in un momento in cui il Medio Oriente attraversa una crisi profonda. Inoltre l’avversione delle altre religioni dell’area verso il culto ezida rende la condizione di questo popolo ancora più fragile. Ma altri elementi sono da tenere in considerazione quando si guarda alle prospettive e ai pericoli che continuano a minacciare gli Ezidi e il libro della Gagliardini prova ad affrontarli con l’attenzione rivolta all’esperienza dell’Amministrazione Autonoma di Shengal che, nata grazie a un gruppo di donne e uomini ezidi rientrati nel distretto dopo la caduta dello Stato Islamico, si traduce in una forma di autogoverno basata sui principi del confederalismo democratico, ispirato alle idee del leader curdo Abdullah Öcalan.

di Carla Gagliardini

RedStar Press, pp 244

Per acquistarlo clicca qui

Il saluto delle donne di RAWA alle amiche italiane per il 25 novembre

Calorosi saluti dall’Afghanistan e dalle donne di RAWA alle nostre amiche italiane!

La lotta per l’eliminazione della violenza non è mai stata un giorno simbolico per le donne afghane, ma piuttosto il nostro campo di battaglia quotidiano. Sotto il governo dei Talebani e della loro mentalità medievale, la violenza e le restrizioni contro le donne costituiscono la parte principale della loro legge e ideologia di governo.

L’obiettivo dietro la chiusura delle scuole, il velo forzato, la frustata pubblica e l’umiliazione, l’imposizione quotidiana di nuove leggi patriarcali dell’età della pietra e innumerevoli altre atrocità è lo stesso: schiacciare lo spirito delle donne ed eliminarle da ogni sfera della società. Ma nessuna forza, minaccia o coercizione ha ancora permesso ai Talebani di spezzare il coraggio e la resistenza delle donne.

Per cinque decenni, le donne afghane sono state in prima linea della battaglia: contro gli invasori sovietici e i loro burattini, contro i jihadisti traditori e criminali, contro l’oppressione e lo spargimento di sangue dei talebani medievali e contro i servitori e gli agenti dell’intelligence occidentale, in particolare contro il governo guerrafondaio degli Stati Uniti e della NATO, che per decenni hanno nutrito e sostenuto questi criminali.

Abbiamo imparato da tempo che nessun salvatore verrà dall’esterno, nessun “accordo di pace” porterà giustizia e prosperità e nessuna potenza globale sacrificherà i propri interessi per la nostra nazione. La nostra liberazione verrà solo dalle mani capaci del popolo afghano sofferente ma unito e dalla voce forte, soprattutto dalle donne coraggiose incatenate nelle peggiori forme di violenza e patriarcato.

I talebani e i loro fratelli jihadisti credono che attraverso politiche e azioni fasciste e barbare possano prolungare il loro dominio sull’Afghanistan, ma si sbagliano fortemente. Una società governata dall’intimidazione e dal terrore sarà sempre pronta a esplodere.

Oggi, nella nostra terra intrisa di sangue, ogni donna che rifiuta un matrimonio forzato, ogni ragazza che studia segretamente, ogni madre che dice la verità nonostante il pericolo, in qualche modo resiste.

Queste azioni possono sembrare insignificanti agli occhi del mondo, ma anche tali azioni da parte delle nostre donne hanno terrorizzato e fatto andare nel panico il regime fascista e misogino dei talebani, spingendoli a imporre restrizioni ogni giorno più severe. La fermezza e la resistenza delle donne afghane sono state una luce nel cuore dell’oscurità e un grido di giustizia e liberazione.

La lotta contro l’imperialismo e il fascismo religioso è impossibile senza un movimento organizzato e unito con chiare richieste di indipendenza, libertà, giustizia e democrazia laica. Il fondamentalismo e il colonialismo usano divisioni etniche, regionali e religiose per disperdere e schiavizzare il popolo, ma donne e uomini consapevoli non devono cadere nella loro maledetta trappola.

Le donne afghane oppresse devono anche tracciare una linea rossa chiara tra le proprie fila e quelle donne svendute e degradate che collaborano con i loro nemici.

In questo 25 novembre, invitiamo ogni sorella afghana a trasformare il proprio dolore in potere affinché in un’unità con altre donne rivoluzionarie e amanti della libertà del mondo, la loro lotta possa diventare più forte. Ma ciò è possibile solo se i movimenti in cerca di libertà e le donne combattenti d’Italia e del mondo intero esprimono solidarietà con la nostra lotta.

Dovete sostenere fermamente politicamente le vostre sorelle afghane che hanno dimostrato coraggio e crescita di fronte al più feroce fondamentalismo religioso e all’imperialismo.

Il cammino di RAWA è proprio quello che Meena ha tracciato con il suo sangue e da esso ha acceso la torcia della resistenza.

Diciamo NO al riconoscimento e agli accordi vergognosi con i criminali talebani.

Raggiungiamo libertà e democrazia attraverso l’istruzione e la consapevolezza.

Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistan (RAWA)

Novembre 2025

Shelter for Women

Shelter for women” è un progetto gestito dalle donne di una delle associazioni che CISDA sostiene. Questo è l’ultimo report che ci hanno inviato per tenerci aggiornate sull’iniziativa

Avviata nell’aprile 2022, questa iniziativa mira a offrire rifugio alle donne che subiscono abusi domestici, puntando a dare loro potere dotandole delle competenze per una vita indipendente ed economicamente autosufficiente con corsi educativi e professionali.

Negli ultimi 6 mesi il progetto ha ospitato con successo cinque donne e i loro nove figli, fornendo loro un ambiente sicuro, assistenza medica, sostentamento e corsi di formazione.

Operando come rifugio per le donne, questa iniziativa deve affrontare numerose sfide, in particolare per gli ostacoli posti dal governo autoproclamato, che ignora apertamente i diritti delle donne in modo riprovevole. La difficile situazione delle donne afghane sottolinea l’urgente necessità di tali iniziative per fornire rifugio e sostegno di fronte alle avversità.

Sfide del progetto

Operare nell’attuale panorama politico dominato dall’autoproclamato governo talebano pone sfide significative per il progetto Shelter for Women, con conseguenti ostacoli tecnici e di sicurezza.

L’ostacolo principale deriva dall’opposizione del governo talebano, che ha una posizione diffidente nei confronti delle organizzazioni umanitarie, percependole come canali di influenza straniera e perciò negando il ruolo fondamentale che queste organizzazioni svolgono nel sostenere la comunità, in particolare nell’affrontare questioni come la violenza contro le donne.

Il governo complica la realizzazione del progetto imponendo restrizioni alle iniziative rivolte alle donne, così minando la loro partecipazione attiva. Anche le organizzazioni con cui collaboriamo hanno rivelato ostacoli analoghi messi in atto dal governo, soprattutto ostacoli burocratici che impediscono risposte urgenti ai bisogni delle donne emarginate, pretendendo molteplici permessi e autorizzazioni per l’intervento.

Nonostante ciò, la nostra organizzazione rimane risoluta nell’impiegare diverse strategie per affrontare le problematiche delle donne, opponendosi agli ostacoli opposti al sostegno e all’assistenza.

Gli sforzi per salvaguardare le donne all’interno delle case sicure hanno finora prodotto risultati positivi, tuttavia il rischio di essere scoperte dai Talebani rappresenta una minaccia incombente. Perciò sono state implementate le misure di sicurezza: è stato necessario cambiare l’ubicazione del rifugio e affittare una nuova casa per consentire al progetto di continuare nella sua missione.

Siamo molto soddisfatte dei notevoli progressi nel nostro centro di accoglienza per donne, un faro di speranza in mezzo alla chiusura delle istituzioni educative e all’incertezza politica. Le donne hanno mostrato un notevole entusiasmo per i corsi educativi e professionali.

Degno di nota tra queste iniziative è il nostro programma di cucito, che ha conferito alle partecipanti competenze preziose, favorendo l’autosufficienza e l’indipendenza.

Corso di cucito per donne

Nel corso degli ultimi tre anni, tutti i giorni è stato condotto un corso di cucito esclusivamente per le donne residenti nella casa protetta. Le partecipanti hanno dimostrato un eccezionale livello di interesse nell’affinare le proprie capacità, convinte della possibilità che la conoscenza delle tecniche consentirà loro di trovare idee innovative e di conoscere la richiesta del mercato, come percorso significativo verso la loro emancipazione economica.

Le dimensioni ridotte della classe hanno consentito di fornire un’attenzione personalizzata a ogni allieva, soddisfacendo le esigenze individuali e affrontando eventuali dubbi o problemi.

Con la pesante responsabilità di dotare queste donne delle competenze necessarie per avviare piccole attività di cucito casalinghe entro i limiti di tempo previsti dal programma, l’insegnante si è sforzata di svolgere un corso completo, che comprende modelli di abbigliamento e tecniche di cucito che vanno dall’arte di tagliare e confezionare abiti da sposa e per occasioni celebrative al confezionamento di indumenti di abbigliamento quotidiano, un insieme di competenze diversificate e pertinenti alle richieste del mercato per fornire loro i mezzi per generare il proprio reddito una volta entrate nel mercato lavorativo.

Trasmettendo conoscenze, competenze e opportunità di sviluppo professionale, il progetto dà a queste donne la possibilità di liberarsi dall’oppressione subita e di prendere il controllo del proprio destino, e le studentesse sono orgogliose dei loro notevoli progressi ottenuti in breve tempo.

Il loro senso di responsabilità, generosità ed empatia è davvero ammirevole e profondamente apprezzato. Dimostra che questo progetto non solo le ha rafforzate economicamente, ma ha anche rafforzato il loro senso di solidarietà e l’impegno sociale.

Corso di alfabetizzazione per donne

L’istruzione è un diritto fondamentale intrinseco di ogni individuo e, nell’ambito di questo progetto, il nostro team ha dedicato sforzi essenziali per fornire opportunità educative alle donne afghane.

Alle donne iscritte a questi corsi viene offerta l’alfabetizzazione dai livelli elementari a quelli medi, con un’enfasi particolare sulla personalizzazione del curriculum per soddisfare le loro esigenze specifiche.

Il curriculum dei corsi comprende un ampio spettro di materie, partendo dagli elementi fondamentali come la padronanza dell’alfabeto, cruciale per le persone che necessitano di un’alfabetizzazione di base. Ma il progetto offre anche alle donne con livelli di alfabetizzazione più elevati la possibilità di affinare ulteriormente le proprie capacità.

Per tutta la durata del corso, alle partecipanti è stata fornita una serie di risorse educative, tra cui libri scolastici, letteratura e poesia e materiali didattici supplementari adattati alle esigenze specifiche, garantendo un’esperienza di apprendimento completa e arricchente.

La valutazione dopo sei mesi di frequenza ha rivelato un risultato notevole: le donne hanno acquisito in modo coerente e sostenibile competenze di alfabetizzazione, dimostrando un incrollabile entusiasmo per il loro percorso educativo. La loro capacità di leggere e scrivere testi ha evocato un profondo senso di soddisfazione e gioia, sottolineando il valore dell’istruzione sulle loro vite.

Per migliorare le problematiche educative e mentali delle donne, l’insegnante ha inserito una nuova attività nel corso: ogni donna scriverà la propria storia che poi verrà letta in classe da loro stesse. Dopo la lettura, le donne si sentiranno libere e sollevate.

Le attività hanno avuto un impatto molto positivo sul morale delle donne, rendendole più attive, fiduciose e motivate ad apprendere, trasformando la classe in un ambiente vivace e stimolante.

Attività per bambini

La presenza di bambini tra i beneficiari del rifugio ha evidenziato la necessità di creare un ambiente consono, promuovendo quotidianamente le loro capacità. Nel corso degli ultimi tre anni le lezioni si sono svolte con regolarità dalle 9:00 alle 16:00, offrendo un ambiente strutturato e favorevole alle loro esigenze educative e di sviluppo.

All’interno delle classi appositamente progettate, che fungono sia da spazio educativo che protettivo, i giovani studenti hanno corsi di alfabetizzazione e istruzione.

I bambini che frequentano questo centro hanno mostrato un notevole entusiasmo per la pittura e per l’apprendimento, dimostrando una notevole attitudine alla comprensione rapida e all’acquisizione di competenze. Il loro vivo interesse testimonia l’efficacia dei programmi educativi nell’ambito del progetto.

Per contribuire a migliorare il loro benessere emotivo sono stati acquistati giocattoli e oggetti didattici, rendendo la loro classe più colorata e piacevole, e sono state realizzate attività ricreative, come puzzle e giochi all’aperto. Queste attività sono state pensate per aiutare i bambini ad esprimersi, a ritrovare le proprie energie e a provare emozioni positive. Le circostanze difficili e dure che hanno sopportato li hanno resi tristi, quindi creare momenti di gioia e di gioco è essenziale.

Attività aggiuntive

Negli ultimi sei mesi, le donne si sono impegnate anche in una serie di attività diverse e arricchenti che hanno rafforzato sia le loro capacità che il morale.

Uno dei momenti salienti è stata la celebrazione della Giornata degli insegnanti, che è stata per loro un’esperienza incredibilmente gioiosa e memorabile. In questo giorno, le donne hanno preparato pasti deliziosi e speciali, indossato abiti nuovi e belli, ascoltato la musica, suonato strumenti e ballato.

Oltre a questo evento, sono state organizzate diverse altre attività, tra cui:

  • Laboratori di arti e mestieri: le donne hanno creato pezzi artistici utilizzando materiali semplici, valorizzando la loro creatività e abilità manuali.
  • Piccoli progetti di giardinaggio: curando un piccolo giardino all’interno del rifugio, le donne hanno acquisito esperienza nella cura delle piante e si sono divertite con la natura.
  • Giochi e gare di gruppo: sono stati organizzati giochi educativi e divertenti per promuovere il lavoro di squadra e la gioia tra le donne.
  • Sessioni di discussione e consulenza: le donne hanno avuto l’opportunità di condividere le loro sfide ed esperienze, beneficiando del sostegno sociale e psicologico.

Queste attività non solo hanno fornito momenti di felicità ed energia, ma hanno anche contribuito in modo significativo ad aumentare la fiducia in loro stesse, le abilità e la creatività.

Chi sono le beneficiarie del progetto

Fatima, 36 anni, vive nel rifugio con i suoi due figli, Marwa di 14 anni e Maihan di 9. Si sposò all’età di 19 anni con il suo consenso e, sebbene suo marito facesse fatica a provvedere al cibo, la coppia era soddisfatta della loro vita insieme.

Il rapporto con la suocera e il cognato non era facile: veniva sempre umiliata e costretta a svolgere lavori faticosi nonostante fosse malata, causando liti quotidiane, ma sopportava per non turbare il marito.

La vita di Fatima divenne insopportabile quando suo marito morì in un incidente stradale. Sua suocera e suo cognato non solo la umiliavano, ma la picchiavano. Affinché sposasse suo cognato, cosa che lei rifiutava, la chiusero in una stanza per giorni senza cibo e acqua. Per salvarsi fuggì a casa di parenti che la portarono al rifugio di HAWCA, dove ha trovato sostegno e supporto.

Shamsia, 27 anni, con tre bambini. Aveva solo 15 anni quando si sposò con un uomo di 51 anni, sacrificando la propria felicità per il bene dei suoi genitori. Lei e suo marito hanno avuto tre figlie di 11, 10 e 9 anni. Fin dall’inizio del loro matrimonio, il marito fu duro e fanatico, insistendo che lei avesse bisogno del suo permesso anche per andare dal medico.

Il marito era ansioso di avere un figlio maschio, poiché era l’unico maschio nella sua famiglia di sei sorelle, perciò quando Shamsia rimase incinta e scoprì di portare in grembo una bambina, fu picchiata e indotta ad abortire. Ma nonostante i ripetuti tentativi, l’ostetrica non riuscì a farla abortire poiché il bambino era di diversi mesi.

Nell’arco di tre anni rimase incinta tre volte ma diede alla luce tre figlie. Suo marito continuava a picchiarla e insultarla, oltre a non mostrare amore per le sue figlie, alle quali faceva del male anche fisicamente.

Incapace di sopportare il dolore, l’umiliazione e gli abusi, Shamsia lasciò la casa con le sue tre figlie e andò a casa di un’amica ma fu costretta a cercare rifugio in un ambiente sicuro per proteggere se stessa e le figlie.

Bibi Hawa, 30 anni, due bambini. All’età di 14 anni fu costretta dai fratelli a sposare, senza il suo consenso, un uomo più anziano. Le sue cognate la trattavano male, non le permettevano nemmeno di piangere e intervenivano ogni volta che la vedevano parlare con un’altra donna, impedendole di condividere i suoi problemi. Dopo essersi sposata, scoprì che suo marito aveva un’altra moglie e dei figli della sua stessa età.

Fin dall’inizio dovette affrontare numerose difficoltà e si considerò fortunata di non essere diventata madre presto. Rimase con suo marito per anni, nonostante il suo disinteresse per lui, senza poterlo lasciare perché non aveva amici che la aiutassero. Diede alla luce due figli e per molto tempo rimase con lui esclusivamente per il loro bene. Tuttavia suo marito era duro e lascivo, fissava le altre ragazze e voleva sposarsi per la terza volta. Tutto cio’ non faceva altro che aumentare l’odio per lui.

Fortunatamente, con l’aiuto di un’amica, riuscì a scappare e venire al rifugio della nostra associazione cercando di divorziare dal marito ed essere libera da lui per sempre.

Sharaf Gul è una donna di 36 anni. Ha tre figli, due maschi di 9 e 6 anni e una figlia di 10 anni. Suo marito morì prima della nascita del suo quarto figlio. Dopo la morte, suo suocero, che era giovane, mise gli occhi su di lei. All’inizio pensava che fosse gentile per renderla felice, ma presto si rese conto che aveva cattive intenzioni. Non poteva dirlo alla suocera perché sapeva che sarebbe stata incolpata e la sua situazione sarebbe peggiorata. Iniziò a vivere con cautela, chiudendosi con i suoi figli in una stanza quando non c’era nessun altro.

Tuttavia, il comportamento di suo suocero peggiorò nel corso degli anni e una notte entrò nella sua stanza mentre dormiva e tentò di violentarla. Alle sue urla la suocera si svegliò e, invece di offrirle aiuto, si unì al pestaggio del marito con tale violenza da costringerla a malapena a stare in piedi.

Decise allora di salvare se stessa e i suoi figli dall’inferno in cui viveva. Appena la sua salute migliorò, fece finta di andare dal medico con i suoi figli e invece andò a casa della sorella e successivamente con l’aiuto di amici, al rifugio, dove attualmente risiede.

Bibi Hamida è una donna di 40 anni che lotta con coraggio contro le difficoltà della vita, dando priorità alla sicurezza di suo figlio. Dopo la morte del marito, il figlio di suo cognato la violentò e la mise incinta. Quando i suoi suoceri lo scoprirono, la chiusero in una stanza buia, la privarono di una corretta alimentazione e le impedirono di incontrare altre persone fino al parto.

I suoi suoceri volevano portarle via il bambino senza il suo consenso, ma lei si oppose coraggiosamente. Suo suocero la picchiò e cercò di prenderle il bambino con la forza e, non riuscendoci, dopo alcuni giorni la portarono in un luogo lontano e la abbandonarono.

Nonostante tutte le sue difficoltà, Hamida ha fatto tutto il possibile per prendersi cura del suo bambino e ha quindi cercato rifugio da noi.

Hamida è determinata non solo a chiedere giustizia alla madre e al suocero, ma anche all’uomo che l’ha violentata. Partecipa attivamente a tutti i programmi dell’associazione e si interessa a ogni opportunità per essere istruita, in modo da poter realizzare i suoi obiettivi.

Attraversare la notte

Racconti di donne dall’Afghanistan dei talebani

L’Afghanistan è tornato a essere una prigione, con sbarre che ogni giorno si moltiplicano attorno alla vita delle donne. In un regime che normalizza femminicidi, torture e schiavitù, la paura diventa l’arma di controllo più potente dei talebani.

In questo scenario di oscurità e silenzio si colloca il lavoro di Cristiana Cella che segue le vicende afghane dal 1980: una collezione di 70 racconti ispirati a voci, testimonianze e confidenze registrate in quattro anni di dominio talebano. Sono storie che svelano l’invisibile: donne costrette a mendicare o a lavorare di nascosto, madri che resistono alla violenza domestica, insegnanti che tengono viva la conoscenza nelle scuole segrete.

A dare forza alle parole, le fotografie di Carla Dazzi, che accompagnano queste voci proibite con immagini intense e luminose.
Le donne afghane, “innumerevoli radianze” nella notte, continuano a inventare la vita, conquistando piccoli spazi di futuro per sé e per i propri figli.
Aprire questo libro è iniziare un viaggio di resistenza, è farsi attraversare dal quotidiano coraggio di queste donne.


Cristiana Cella giornalista, scrittrice e sceneggiatrice, segue le vicende afghane dal 1980, quando entrò clandestinamente a Kabul per documentare la resistenza contro l’invasione russa. Ha vissuto tra i combattenti laici e democratici sulle montagne del Paktia. Dal 2009 fa parte dell’Associazione Cisda e ha partecipato a delegazioni in Afghanistan. Ha collaborato con testate come L’Unità e Il Sole 24 Ore e cura una rubrica di Cisda su Altreconomia. Ha pubblicato “Sotto un cielo di stoffa. Avvocate a Kabul” (Città del sole, 2017), che racconta la resistenza delle donne afghane.

Shot the Voice of Freedom

Con il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan nel 2021, i talebani hanno imposto un regime di terrore particolarmente brutale nei confronti delle donne. Mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri cari, gruppi di donne lottano per i propri diritti. Il documentario già selezionato a diversi festival internazionali tra cui IDFA, è la storia di due sorelle che decidono di lottare contro la perdita dei loro diritti fondamentali, tra cui il diritto all’istruzione, al lavoro, a vestirsi liberamente e perfino a camminare da sole, nella Kabul riconquistata dai Talebani.

“Shot the Voice of Freedom” è tratto dal libro “Fuorché il Silenzio”, che raccoglie le voci di trentasei donne afghane in lotta contro il regime dei Talebani, edito in Italia da Jouvence.

documentario diretto da Zainab Entezar

Afghanistan, 2024, 51 min