Festival della non violenza
3 Ottobre 2026

Negli ultimi giorni i talebani hanno reso ufficiale la loro nuova “Legge sui Predicatori”, un provvedimento che irrigidisce ulteriormente il controllo sulla diffusione della religione in Afghanistan. La legge, già approvata lo scorso anno dal leader Hibatullah Akhundzada, è composta da una prefazione, tre capitoli, due sezioni e 17 articoli ed è ora entrata in vigore attraverso la gazzetta ufficiale del governo.
La normativa stabilisce criteri rigidi e selettivi su chi può predicare: solo musulmani appartenenti alla scuola hanafita sono considerati legittimi. In questo modo si impone un unico riferimento religioso ufficiale, escludendo automaticamente tutte le altre interpretazioni dell’Islam e colpendo qualsiasi forma di pluralismo interno. Chi non rientra in questo schema viene semplicemente escluso dall’attività.
Non si tratta solo di un filtro sull’accesso alla predicazione, ma anche di un controllo diretto sui contenuti. Oltre agli insegnamenti religiosi di base, i predicatori sono obbligati a promuovere le cosiddette “virtù del jihad” e a ubbidire alla visione ideologica definita dal regime.
Anche i metodi della comunicazione vengono normati.
Innanzitutto il linguaggio va adattato alle due categorie in cui viene diviso il pubblico: istruito o “comune”.
I predicatori talebani devono invitare la popolazione ad aderire a quelli che definiscono “valori islamici” attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Radio, riviste, libri e notiziari sono considerati uno dei principali strumenti di propaganda, a condizione che non contengano immagini di esseri viventi.
Inoltre, anche la “lotta jihadista” è esplicitamente citata come ulteriore metodo di diffusione del messaggio.
Tutto dev’essere sotto controllo
Elemento centrale della legge è il rafforzamento del controllo istituzionale. Tutta l’attività dei predicatori viene infatti posta sotto la supervisione del Ministero per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio. In questo modo la predicazione perde ogni autonomia e viene completamente assorbita nella struttura amministrativa dello stato talebano.
Questo provvedimento si inserisce in una strategia dei talebani di trasformare ogni ambito della vita religiosa in un apparato regolato, centralizzato e strettamente controllato. La religione, sempre più assorbita nella struttura del potere politico, diventa uno strumento di governo.
La “Legge sui Predicatori” non rappresenta quindi una semplice riorganizzazione normativa, ma un ulteriore passo verso la concentrazione totale dell’autorità religiosa nelle mani dei talebani e, in modo sempre più evidente, del suo leader.
Una legge concepita per rafforzare il controllo ideologico sulla società, comprimendo ulteriormente il pluralismo religioso e restringendo i diritti delle minoranze.
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