Solidarity 5K for Afghan Women
1 Agosto 2026

Per la prima volta dal ritorno dei Talebani al potere nell’agosto 2021, un gruppo armato di opposizione è riuscito a conquistare, seppur solo temporaneamente, il controllo di un distretto afghano. L’episodio è avvenuto nelle prime ore di venerdì nel distretto di Yaftal-e Payin (Yaftali Sufla), nella provincia nord-orientale del Badakhshan, una delle aree più instabili del Paese.
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ToggleSecondo diverse fonti locali, tra 20 e 25 combattenti appartenenti a un gruppo finora sconosciuto, che si presenta come “Sepahiyan-e Mihan” (“Soldati della Patria”), hanno lanciato un attacco contro il quartier generale del distretto. Dopo un breve scontro, avrebbero preso il controllo degli edifici dell’amministrazione, della polizia e dei servizi di intelligence, disarmando i talebani presenti, sequestrando armi e mezzi militari e issando la propria bandiera sull’edificio governativo.
L’occupazione sarebbe durata alcune ore. Prima dell’arrivo dei rinforzi inviati da Faizabad, i combattenti si sono ritirati volontariamente, senza che siano ancora chiare la loro destinazione o l’eventuale bilancio delle vittime. Fonti locali riferiscono inoltre che alcuni membri talebani sarebbero stati portati via durante il ritiro, circostanza che non ha trovato conferme indipendenti.
I Talebani hanno confermato che il distretto è stato oggetto di un attacco, sostenendo però di aver rapidamente respinto gli assalitori e impedito loro di raggiungere i propri obiettivi. Dopo l’incidente hanno dispiegato consistenti rinforzi nella zona, intensificato i controlli di sicurezza e avviato operazioni di rastrellamento casa per casa.
Secondo media vicini all’Emirato islamico, sarebbero stati arrestati circa quindici sospetti. L’agenzia Nehzat ha inoltre affermato che tra i fermati vi sarebbe Abdul Qayum Malang, indicato come comandante militare del Sepahiyan-e Mihan, attualmente sottoposto a interrogatorio. Queste affermazioni non sono state verificate in modo indipendente.
L’attacco ha segnato la prima apparizione pubblica del Sepahiyan-e Mihan, un gruppo armato nato recentemente nel Badakhshan. Le informazioni disponibili sono limitate, ma fonti locali lo descrivono come un movimento composto principalmente da residenti della provincia, ex membri delle forze di sicurezza della Repubblica afghana, attivisti e civili che affermano di aver deciso di prendere le armi in risposta alla crescente repressione e al malcontento nei confronti dell’amministrazione talebana.
Il gruppo sostiene di operare in modo indipendente, pur mantenendo contatti con ex comandanti mujaheddin e altre reti dell’opposizione. La scelta di colpire Yaftal, un distretto relativamente vicino al capoluogo Faizabad e considerato più vulnerabile rispetto alle aree montuose della provincia, suggerisce, secondo diversi osservatori, che il movimento disponga ancora di capacità militari limitate.
Negli ultimi mesi il Badakhshan è diventato uno dei principali focolai di tensione dell’Afghanistan. Oltre alle attività dei gruppi armati anti-talebani, la provincia è attraversata da rivalità interne tra comandanti talebani, conflitti per il controllo delle miniere e delle rotte economiche locali e da un crescente malcontento della popolazione nei confronti delle forze provenienti da altre province.
L’emergere di un nuovo gruppo armato indica che il panorama della resistenza potrebbe essere in evoluzione, affiancandosi ai movimenti già noti come il Fronte di Resistenza Nazionale (NRF) e il Fronte per la Libertà dell’Afghanistan (AFF).
Dopo l’attacco sono emersi video che mostrerebbero arresti di residenti locali e presunti sospetti. L’Unione degli Attivisti per i Diritti Umani ha espresso preoccupazione per le notizie riguardanti detenzioni arbitrarie, possibili torture, confessioni forzate e rappresaglie contro la popolazione civile.
L’organizzazione ha sottolineato che eventuali confessioni diffuse pubblicamente non possono essere considerate prove attendibili in assenza di verifiche indipendenti e ha chiesto alle organizzazioni internazionali di monitorare la situazione e documentare eventuali violazioni dei diritti umani.
L’operazione ha suscitato un’immediata reazione tra gli esponenti della precedente Repubblica afghana oggi in esilio.
L’ambasciatore afghano presso le Nazioni Unite a Ginevra, Nasir Ahmad Andisha, ha definito l’azione un segnale della persistenza della resistenza contro il regime talebano. Anche l’ex parlamentare Fawzia Koofi ha denunciato gli arresti di civili nel Badakhshan, sostenendo che la repressione finirà per rafforzare il desiderio di libertà della popolazione, mentre l’ambasciatore afghano in Tagikistan Zahir Aghbar ha parlato dell’inizio di una nuova fase della resistenza.
L’ex vicepresidente Abdul Rashid Dostum ha invece affermato che altre province del nord potrebbero presto sfuggire al controllo dei Talebani, mentre il movimento Zarghoon Bahir, guidato dall’ex vicepresidente Amrullah Saleh, ha pubblicamente elogiato l’operazione del Sepahiyan-e Mihan, definendola un passo verso la liberazione del Paese.
Al di là della sua limitata durata, l’occupazione di Yaftal rappresenta un evento significativo. Si tratta infatti del primo caso documentato in cui un distretto afghano è temporaneamente sfuggito al controllo dei Talebani dal loro ritorno al potere nell’agosto 2021.
Resta da vedere se il Sepahiyan-e Mihan sia destinato a trasformarsi in una forza armata stabile o se l’azione costituisca soprattutto un gesto simbolico volto a dimostrare che, soprattutto nel Badakhshan, la resistenza armata continua a cercare nuovi spazi di organizzazione. Il successivo dispiegamento di rinforzi talebani e la repressione seguita all’attacco confermano, comunque, come la provincia sia oggi uno dei principali punti di tensione dell’Afghanistan.
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