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Un 8 marzo internazionalista

Pubblicazione: 3 Marzo 2024
di Giovanna Cardarelli

Arriviamo in mattinata, accompagnate in macchina al luogo dell’appuntamento, ed entriamo in una grande sala. Il luogo è lo stesso di sempre, già abbastanza gremito di donne e uomini, ma molte devono ancora arrivare. Chiacchierano, si abbracciano, parlano fra loro contente di rivedersi perché arrivano da tutto il paese. Anche noi salutiamo e abbracciamo le nostre compagne e facciamo conoscenza di nuove realtà. Più tardi tutte prendono posto. Inizia la manifestazione: sul palco si alternano diversi interventi di donne in rappresentanza delle varie province; tra un intervento e l’altro sullo schermo scorrono immagini di chiara denuncia. Musica e spettacoli teatrali si alternano agli interventi. Noi portiamo il saluto di tutto il Cisda e un sostegno alle loro lotte. Alla fine, si canta tutte insieme, canzoni di lotta come “Bella ciao” e “El pueblo unido”, ognuna nella propria lingua, la commozione è palpabile.

Sì, siamo alla celebrazione della giornata internazionale della donna, ma siamo a Kabul, è l’8 marzo, siamo assieme alle nostre compagne di Rawa e non ci sono solo loro. È il modo in cui riescono ad organizzarsi per quella giornata, così come per tutti gli 8 marzo a cui abbiamo partecipato, ovviamente sempre al chiuso perché, anche nei vent’anni di occupazione Nato, le manifestazioni sono sempre state pericolose per le nostre attiviste. I contenuti dei loro interventi sono sempre politici e chiaramente antigovernativi, per cui stare all’aperto per troppo tempo risulterebbe troppo rischioso per tutte.

Ecco, tutto questo non possiamo più farlo. Il Cisda (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane), di cui faccio parte e che da oltre 20 anni sostiene le attiviste in Afghanistan, non può più organizzare delegazioni in Afghanistan perché il paese è caduto nelle mani dei Talebani, quei Talebani per i quali nel 2001 abbiamo invaso il paese per liberarlo dal loro giogo e per sconfiggere il terrorismo di Isis.

Non possiamo per il momento tornarci, ma non smettiamo di tenere alta l’attenzione sulle condizioni in cui vivono le donne e sulla condizione del paese. Non possiamo permetterci di stare in silenzio; lo dobbiamo alle nostre attiviste che hanno deciso di rimanere lì per continuare la loro attività con le donne e per un cambiamento del paese. Lo fanno a rischio della propria vita, manifestando il loro dissenso, lavorando in clandestinità e continuando a denunciare, così come hanno fatto fin dalla loro nascita nella metà degli anni ’70.

Voglio condividere con voi la poesia più conosciuta di Meena Keshwar Kamal, fondatrice di RAWA, assassinata dagli agenti del KHAD (il braccio afghano del KGB) e dai loro complici a Quetta, in Pakistan, il 4 febbraio 1987.

Mai più tornerò sui miei passi

Sono una donna che si è destata
Mi sono alzata e sono diventata una tempesta
che soffia sulle ceneri
dei miei bambini bruciati
Dai flutti di sangue del mio fratello morto sono nata
L’ira della mia nazione me ne ha dato la forza
I miei villaggi distrutti e bruciati mi riempiono di odio contro il nemico,
Sono una donna che si è destata,
La mia via ho trovato e più non tornerò indietro.
Le porte chiuse dell’ignoranza ho aperto
Addio ho detto a tutti i bracciali d’oro
Oh compatriota, io non sono ciò che ero.
Sono una donna che si è destata.
La mia via ho trovato e non tornerò più indietro.
Ho visto bambini a piedi nudi, smarriti e senza casa
Ho visto spose con mani dipinte di henna indossare abiti di lutto
Ho visto gli enormi muri delle prigioni inghiottire la libertà
nel loro insaziabile stomaco
Sono rinata tra storie di resistenza, di coraggio
La canzone della libertà ho imparato negli ultimi respiri,
nei flutti di sangue e nella vittoria
Oh compatriota, oh fratello, non considerarmi più debole e incapace
Sono con te con tutta la mia forza sulla via di liberazione della mia terra.
La mia voce si è mischiata alla voce di migliaia di donne rinate
I miei pugni si sono chiusi insieme ai pugni di migliaia di compatrioti
Insieme a voi ho camminato sulla strada della mia nazione,
Per rompere tutte queste sofferenze, tutte queste catene di schiavitù,
Oh compatriota, oh fratello, non sono ciò che ero
sono una donna che si è destata
Ho trovato la mia via e più non tornerò indietro.

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