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CISDA sostiene la mobilitazione nazionale “Senza Consenso, è stupro”

Pubblicazione: 20 Febbraio 2026
di CISDA

CISDA sostiene la mobilitazione nazionale “Senza Consenso, è stupro” indetta dalle associazioni femministe e transfemministe italiane con la rete dei centri antivolenza D.I.Re – Donne in rete contro la violenza

Noi di Cisda sosteniamo e partecipiamo alla mobilitazione permanente che dal 15 febbraio farà vibrare le piazze italiane finché il consenso libero e attuale non entrerà nella nostra legislazione, per poi contribuire a trasformare radicalmente la sotto-cultura che alimenta la violenza maschile contro le donne. La classe politica che oggi sta bloccando il consenso libero e attuale, è molto lontana dalla vita delle donne, dalla sicurezza e dal rispetto che meritiamo, e riceverà in cambio tutto il nostro dissenso.

Qualcuno si chiederà perché un’associazione di donne italiane, che sostiene le donne in Afghanistan, si occupi dell’art 609 del nostro cpp. Ve lo raccontiamo volentieri…

Cisda nasce nel 1999 per sostenere RAWA, l’Associazione rivoluzionaria delle donne afghane, e altre organizzazioni afghane caratterizzate da un approccio laico, democratico, antifondamentalista, e contrario a ogni azione coloniale e militare esterna che possa sottrarre autodeterminazione al popolo e alle donne afghane. La storia ha dato ragione alle nostre amiche e ai nostri amici afghani, visto che il loro paese, dopo 10 anni di occupazione militare sovietica, 20 di intervento militare Usa-Nato,  e un primo regime talebano sostenitore di una galassia pericolosa di jihadisti che sono riusciti a colpire anche in Occidente, è stato restituito dal presidente Trump nelle mani dei talebani, senza chiedere al popolo e alle donne afghane nessun genere di consenso. La stessa dinamica, fondata sull’abuso e sull’asimmetria di potere nelle relazioni internazionali, è in atto in molti luoghi del mondo e le vittime sono sempre di più le popolazioni civili, con le donne che pagano un prezzo altissimo, anche in termini di aumento della violenza maschile.

Consenso nelle relazioni sessuali, riconoscimento dei diritti della donna nell’ambito della riproduzione umana e nello statuto delle famiglie, e infine, autodeterminazione dei popoli, sono temi strettamente connessi perché regimi autoritari, sovranismi e fondamentalismi di varia natura, legati ad un utilizzo distorto delle religioni, stanno mettendo sempre più sotto attacco la vita delle persone, e quella delle donne in modo particolare. Oggi il 72% della popolazione mondiale vive sotto regimi dittatoriali o autoritari dove, per definizione, autodeterminazione personale e collettiva sono negate a diversi livelli.

L’evoluzione del processo di sottrazione dei diritti avviene attraverso un’escalation della violenza strutturale, quella che si incardina negli ordinamenti giuridici. Sembra difficile da capire, ma risulta immediatamente comprensibile se pensate all’Afghanistan dove la legge ha dato vita a un sistema di apartheid di genere totale. Le persone LGBTQ non sono neppure contemplabili, e alle donne è praticamente vietato fare tutto. Il tema del consenso nelle relazioni sessuali, non si pone nell’ordinamento, perché il corpo delle donne è concepibile unicamente come un contenitore per la riproduzione di maschi da utilizzare nelle milizie talebane, o come strumento utile alla gestione della vita domestica in regime di schiavitù. Stupro coniugale e matrimonio forzato sono la quotidianità e la misera vita delle donne in Afghanistan e rappresentano il vertice estremo dell’arco al cui opposto si troverebbe invece, il consenso riconosciuto per legge, insegnato nelle scuole, trasmesso dai media e praticato nelle relazioni. In pratica, un consenso che permea la cultura al posto dell’abuso di potere che attraversa oggi buona parte delle relazioni umane, così come una parte sempre più consistente delle relazioni tra Stati.

Insieme alle donne italiane che hanno combattuto contro il nazifascismo da partigiane, le amiche di Rawa sono le nostre maestre di Resistenza. Da sempre ci dicono: “voi siete per noi come le nostre montagne che ci circondano e ci proteggono. Se davvero volete aiutarci, continuate a lottare per i diritti delle donne in Italia e ovunque vengano calpestati…”

Hanno sempre avuto ragione: le tenebre sono dietro l’angolo ovunque. Basta poco per ripiombare nel buio. Ecco perché siamo in piazza con voi oggi, e lo saremo per tutta la mobilitazione: per tenere accesa una luce che si unisca alle piccole luci che possiamo intravvedere laggiù, tra le macerie delle guerre, delle occupazioni militari e dei regimi che stanno soffocando l’esistenza di intere popolazioni, e la vita delle donne.

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