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Il peggior paese dove nascere donna

Pubblicazione: 6 Novembre 2025

L’Afghanistan è il peggior paese al mondo per nascere donna. Lo dicono le innumerevoli statistiche e rapporti dell’ONU (che in un documento definisce il trattamento dei Talebani nei confronti delle donne esplicitamente “un crimine contro l’umanità”), di Human Rights Watch, di Amnesty International, solo per citare le fonti più quotate, che comunque possono riferire solo dati parziali, dal momento che le donne in Afghanistan raramente denunciano le violenze nei loro confronti, tanto meno dall’agosto 2021, momento in cui i Talebani hanno ripreso il potere e imposto un’interpretazione estremamente restrittiva della sharia (nel lessico islamico “la legge sacra, imposta da Dio”) .

La violenza inumana nei confronti delle donne afghane non è solo fisica ma anche psicologica; oggi in Afghanistan le donne sono escluse dalla vita. Non hanno accesso all’istruzione secondaria, non possono lavorare (e per i milioni di vedove questo significa non avere nulla con cui sostenere se stesse e le proprie famiglie), non possono frequentare parchi e palestre, non possono lavorare presso ONG, non possono uscire di casa senza un parente maschio ed è loro imposto di coprirsi da capo a piedi con un velo nero o con un burqa. Gli uomini sono ritenuti responsabili del comportamento delle donne di famiglia e quindi sono anche loro a subire condanne e sanzioni nel caso in cui le donne non si comportino come prescritto; questa “regola” costituisce un pesantissimo ricatto nei confronti della società tutta.

E dove divieti e tradizione non sono abbastanza, è la paura che costringe le donne a non uscire: “Si dice che i Talebani prendano le ragazze per darle ai loro soldati e quindi le famiglie impediscono loro di uscire in strada anche per comprare il pane. E sono sempre di più le ragazze che, chiuse in casa, senza poter andare a scuola manifestano disordini del sonno e disturbi psichici”, raccontano da Kabul.

Le attiviste, coloro che resistono, che sono state e continuano a essere in prima linea nelle proteste pacifiche per affermare i diritti delle donne, vengono arrestate, incarcerate, torturate; spesso non si sa nulla del loro destino.

Ma le donne afghane non sono oggetto di violenza solo dall’agosto 2021: la violenza nei loro confronti è endemica, e l’occupazione ventennale USA e NATO, portata avanti anche con il pretesto di voler liberare le donne, non è certo servita a risolvere il problema. La violenza domestica è una prassi in molte famiglie afghane così come i matrimoni forzati e precoci. In guerra da oltre 40 anni le donne sono le prime vittime di rapimenti e stupri, e nella società afghana conservatrice e patriarcale è la vittima a dover portare il peso della vergogna. Le donne sono considerate le custodi dell’“onore familiare” e in caso di stupro sono viste come coloro che disonorano la famiglia. Lo stigma sociale impedisce spesso alle donne di denunciare gli abusi. In molte comunità, la violenza domestica è considerata una questione privata, e le donne che cercano aiuto vengono spesso accusate di disonorare la famiglia.

Prima del ritorno al potere dei Talebani, le donne che avevano avuto il coraggio di scappare da situazioni estreme potevano far ricorso agli shelter per donne maltrattate che, sebbene insufficienti e spesso male organizzati, offrivano una via di fuga. Oggi i Talebani hanno imposto la chiusura di tutti gli shelter, rimandando le vittime a casa, dai loro aguzzini.

In pericolo sono anche le stesse operatrici degli shelter, persone facilmente rintracciabili e oggetto di ritorsione da parte dei Talebani, che cercano coloro che considerano “nemici” casa per casa con retate e perquisizioni a tappeto. CISDA ha sostenuto per anni alcuni shelter gestiti dalle organizzazioni afghane con le quali collabora, ma oggi sono stati tutti chiusi per questioni di sicurezza; ne è rimasto solo uno piccolo che accoglie poche donne coi loro bambini.

La violenza fisica e psicologica e la mancanza di supporto, insieme alle limitazioni imposte alla vita delle donne afghane, hanno un impatto devastante su ragazze e donne adulte: secondo un’indagine di Afghan Witness, tra aprile 2022 e febbraio 2024 sono stati documentati 195 casi di suicidio femminile.

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