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Metanfetamine e oppio arricchiscono i Talebani… nonostante i divieti

Pubblicazione: 6 Novembre 2025

Economica, facile e veloce, la produzione di sostanze sintetiche sta radicalmente trasformando il mercato della droga. In diverse aree del mondo metanfetamine e oppioidi di sintesi vengono prodotti in piccoli laboratori clandestini e mobili, con investimenti minimi e un know how che si acquisisce in poco tempo. Un’opportunità che ha rapidamente attratto l’attenzione di uno dei principali protagonisti del traffico internazionale di droga degli ultimi 25 anni: i Talebani.

Fin dagli anni Ottanta il contrabbando di oppio ha rappresentato un’importante fonte di finanziamento per tutti i signori della guerra afghani. Ma è solo con la presa del potere da parte dei Talebani, a metà degli anni Novanta, che la coltivazione del papavero è stata non solo incentivata pubblicamente, ma in molti casi addirittura imposta.

Nel 1997 si stimava che il 96% dell’eroina prodotta nel Paese provenisse dalle zone controllate dagli “studenti coranici” e da allora la crescita è stata costante (a parte un blocco nel 2001) fino al 2022, anno in cui la coltivazione del papavero da oppio è aumentata del 32% rispetto al 2021.

Sia negli anni della prima presa del potere (1996-2001) sia durante l’occupazione militare della Nato, i Talebani si sono sempre finanziati attraverso l’imposizione di tangenti sulla coltivazione del papavero, sull’estrazione e sul trasporto dell’oppio. In anni più recenti il pagamento di mazzette è stato esteso anche alla produzione di metanfetamine, con il coinvolgimento diretto anche in alcuni dei laboratori clandestini che avevano iniziato a proliferare nel Paese, in particolare nelle aree meridionali e Sud-occidentali tornate sotto controllo talebano tra il 2006 e il 2007.

Uno dei possibili metodi di produzione dello stimolante sintetico prevede l’utilizzo dell’efedrina, attraverso un processo molto semplice, che si sviluppa in una sola fase e può essere eseguito con conoscenze chimiche basilari. Questa sostanza si può estrarre sia da medicinali (importati in gran parte illegalmente) sia a partire dalla pianta dell’efedra, che cresce spontaneamente sulle montagne afghane.

L’ultima nota, infine, riguarda una new entryda qualche anno, infatti, circolano in Afghanistan anche delle pasticche con proprietà stimolanti (ribattezzate “compresse K”) che contengono diverse sostanze come metanfetamine e Mdma (ecstasy) disponibili in un’ampia gamma di colori e forme. Di solito non vi si trovano oppioidi (che sono “depressivi” e agiscono in direzione “opposta” rispetto ai farmaci con effetto stimolante) ma da qualche tempo le analisi di un gran numero di campioni di queste compresse hanno evidenziato la presenza contemporanea di oppioidi e metanfetamine. Come ha evidenziato l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) nel World Drug Report 2024 : “L’aumento dell’uso e della produzione di metanfetamina in Afghanistan è soggetto a crescente preoccupazione nell’Asia sud-occidentale, dove il traffico della sostanza si sta estendendo oltre questa regione”.

Ma pochi mesi dopo la presa di Kabul, apparentemente, tutto cambia. Con il bando alla raccolta dell’efedra (dicembre 2021) e il divieto alla coltivazione dell’oppio (aprile 2022) i Talebani sembrano voler dare seguito al programma del loro leader Hibatullah Akhundzada per eradicare le coltivazioni di papavero.

Ci sono però alcuni elementi da tenere in considerazione. Questi divieti arrivano dopo raccolti estremamente abbondanti delle due piante che hanno permesso di immagazzinarne quantità ingenti. Secondo le stime del ricercatore indipendente David Mansfield -che dal 1997 indaga le economie illecite dell’Afghanistan- “è probabile che attualmente nel Paese rimangano scorte significative di oppio, dato che la sua produzione ha superato le seimila tonnellate all’anno per gran parte dell’ultimo decennio”, contro le tremila degli anni Novanta. Ed è probabile che le quantità stoccate siano addirittura superiori “a causa della sistematica sotto-dichiarazione dei rendimenti”, aggiunge Mansfield. Informazioni confermate anche dalle fonti di Cisda sul terreno. I due divieti hanno inoltre avuto un impatto diretto sull’impennata del prezzo di oppio e metanfetamine a livello globale, continuando a garantire ingenti guadagni.

In secondo luogo, quello talebano non è un governo coeso: le fazioni opposte si scontrano quotidianamente a Kabul e nelle province l’applicazione dei diktat del governo centrale non è omogenea. Non sempre la popolazione rurale -per la quale la coltivazione dell’oppio è spesso l’unica fonte di sussistenza- rispetta questi divieti e spesso sono gli stessi amministratori locali a ignorare le direttive dei leader. Come riporta sempre Mansfield “alcuni comandanti Talebani incaricati di scoraggiare la coltivazione del papavero da oppio e di distruggere le coltivazioni, hanno fatto il possibile per evitare di mettere in pratica l’editto”.

E infatti UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) ha rilevato che nel 2024 , dopo la drastica riduzione registrata nel 2023, la produzione di oppio è aumentata del 30% rispetto all’anno precedente e il valore del raccolto di oppio del 2024 ammonta a circa 260 milioni di dollari, con un aumento del 130% rispetto all’anno precedente. È vero che la coltivazione rimane del 93% e inferiore dell’80% rispetto ai livelli del 2022, ma evidenzia il mercato dell’oppio si stia riattivando.

L’emanazione di questi divieti ha avuto conseguenze interessanti. Partiamo dal mercato delle metanfetamine: all’aumento della raccolta dell’efedra ha fatto seguito un abbassamento sia del prezzo della materia prima (da 1,8 dollari al chilo del 2020 a 0,63 del novembre 2021) sia della metanfetamina che è passata dai circa 286 dollari del 2020 ai 187 alla fine del 2021. Il bando imposto dai Talebani ha avuto l’effetto di far risalire in pochi giorni il prezzo dell’efedra (nel 2025 il costo varia da 7,70 a 8,51 dollari al chilo all’ingrosso e da 11,06 a 12,22 dollari al dettaglio) e quello delle droghe sintetiche derivate il cui prezzo ha avuto un’impennata a gennaio 2022 (un mese dopo il divieto di raccolta dell’efedra) arrivando a circa 530 dollari al chilo per toccare i 600 a dicembre dello stesso anno.   

Un guadagno per i commercianti (che nel giro di pochi mesi hanno visto quadruplicare il valore del prodotto stoccato) e soprattutto un aumento del “gettito fiscale” per il governo di Kabul: che incassa sia sul trasporto di efedra (circa 5.700 dollari a camion, contro i mille degli anni scorsi) sia sul contrabbando di metanfetamine oltre i confini del Paese la cui “tassa” è passata da 3,75 a 7,15 dollari al chilo nel 2022. Solo quest’ultima voce, secondo le stime contenute in un report di Alcis del gennaio 2023  ha permesso ai Talebani di incassare circa 26 milioni di dollari all’anno. Senza contare che i Talebani impongono tasse sui laboratori clandestini che producono metanfetamina, specialmente in province come Nangarhar, Ghazni e Farah.

Oggi il prezzo delle metanfetamine si è stabilizzato intorno ai 350 dollari al chilo e l’Afghanistan ne rimane uno dei principali produttori, continuando a rimpinguare le tasche dei Talebani.

Anche i prezzi dell’oppio e dell’eroina sono aumentati vertiginosamente a seguito del divieto imposto ad aprile 2022, attestandosi ai livelli più alti degli ultimi vent’anni. Per quanto riguarda l’oppio, prima del divieto, nel 2021, il prezzo era stabilizzato intorno ai 75 dollari al chilo per passare a 219 dollari subito dopo il divieto con una continua crescita fino a raggiungere il massimo storico dei 750 dollari nel 2024.

Date le levate scorte accumulate e la graduale ripresa della coltivazione, i guadagni derivanti dall’oppio sono garantiti ancora per molti anni.

La decisione di vietare la coltivazione dell’oppio e la raccolta dell’efedra non ha dunque danneggiato economicamente i Talebani. Inoltre, un articolo di Foreign Policy  del settembre 2023 afferma che i Talebani hanno ampliato le loro attività nel commercio di metanfetamine, passando dall’uso di precursori naturali come l’efedra a sostanze chimiche industriali più economiche e facilmente reperibili. Questo cambiamento ha reso la produzione più efficiente e redditizia, permettendo ai Talebani di includere la metanfetamina nelle spedizioni di eroina destinate a mercati internazionali, tra cui Australia, India, il Golfo Persico, l’Asia centrale e porti europei come Rotterdam e Anversa.

Ma c’è un altro aspetto molto importante da tenere in considerazione: come avevano già fatto nel 2001, al di là delle dichiarazioni ufficiali, una delle principali motivazioni politiche che ha ispirato questi divieti è il tentativo del governo di Kabul di accreditarsi presso la comunità internazionale. Ottenendo così un riconoscimento formale e la conseguente apertura a investimenti di capitali esteri nel Paese. È questa la vera posta in gioco e per vincerla i Talebani potrebbero essere disposti a rinunciare (o più probabilmente a limitare) gli introiti derivanti dal narcotraffico. Ma qui usciamo dal campo dei fatti ed entriamo in quello delle ipotesi.


I tossicodipendenti in Afghanistan

 

Oggi l’Afghanistan, sul piano economico, è come un buco nero che emette onde di insicurezza e caos in una regione che sta attraversando molteplici crisi. Le infrastrutture del paese sono in rovina. I servizi pubblici essenziali presenti in qualsiasi paese sottosviluppato qui non esistono.

Non ci sono acqua corrente, elettricità, reti telefoniche, strade carrozzabili.

È difficile dunque quantificare il numero esatto dei tossicodipendenti. Nel 2005 c’erano circa 200.000 dipendenti da oppio. Nel 2009 erano già saliti a un milione (cifra che, secondo l’ONU comprendeva circa il 3% delle donne afghane) e nel 2020 i tossicodipendenti da varie droghe (oppio, eroina, metanfetamine ecc.) hanno raggiunto i 2,5 milioni per arrivare a 2,9 milioni nel 2023. Non sono disponibili dati ufficiali aggiornati, ma le tendenze indicano un ulteriore aumento del numero di tossicodipendenti.

Secondo le stime del Ministero della Salute Pubblica afghano, alla fine del 2022 il numero delle donne tossicodipendenti era vicino al milione e quello di ragazzi e ragazze oltre 100.000. I motivi principali per cui le donne cadono nella tossicodipendenza sono la situazione economica e la mancanza di lavoro. La precarietà le rende incapaci di combattere per la propria vita o di provvedere alla propria famiglia, e il modo più semplice è fare uso di sostanze. In molti casi sono i mariti a iniziarle. Madri che hanno usato droghe durante la gravidanza, quando i figli piangono per farli tacere danno loro della droga. Quindi fin dalla giovane età questi bambini sono dipendenti.

I dati relativi alle figure maschili sono altrettanto allarmanti: soprattutto uomini e ragazzi fanno uso di tramadolo e captagon, la “droga dei jihadisti”, un’amfetamina che toglie la stanchezza e la paura.

 

 

 

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