Attraversare la Notte
16 Gennaio 2026
A giugno 2021, due mesi prima della presa del potere da parte dei Talebani e venti anni dopo l’occupazione USA-NATO, il sistema scolastico afghano presentava già notevoli criticità.
La popolazione scolastica, secondo l’UNICEF, ammontava a 6,6 milioni nella scuola primaria (di cui 2,6 milioni di bambine, circa 4 su 10) e 3,1 milioni nella scuola secondaria (di cui 1,1 milioni di ragazze), mentre 4,2 milioni di bambini, di cui il 60% femmine, non frequentavano alcuna scuola.
Ma alla fine del ciclo primario, il 93% degli studenti non aveva comunque raggiunto il livello minimo di competenze.
Questo insuccesso va correlato alla permanente situazione di guerra, alla miseria e alla fame, alla mancanza di trasporti, al rischio di aggressioni e rapimenti durante il tragitto scuola-casa, ai matrimoni precoci, ai ruoli tradizionali, alla carenza e inadeguatezza degli edifici, spesso occupati da milizie armate, alla pesante corruzione, che ha vanificato i finanziamenti esteri, ma anche alla scarsa formazione del personale : solo il 38% degli insegnanti maschi e solo il 34% donne, destinate alle classi femminili, erano in possesso del titolo di studio richiesto (14° grado). Brevi i turni di lezione, eccessivo il numero degli studenti per classe: tra 40 e 60.
Tra il 2001 e il 2021 il tasso di alfabetizzazione è raddoppiato (dal 17% a quasi il 30%), ma è rimasto fortemente disomogeneo per genere (l’analfabetismo femminile era tra l’84% e l’87%) e per aree geografiche, con le aree rurali fortemente penalizzate.
Dopo la presa del potere da parte dei Talebani, nell’agosto 2021, la riapertura graduale delle scuole ha escluso le ragazze a partire dal 7° grado (12 anni di età), causando forti proteste interne e condanne internazionali. Con l’inizio dell’anno scolastico 2025 a marzo, altre 400.000 ragazze sono state escluse dall’istruzione secondaria, un’esclusione che ha toccato i 2,2 milioni di ragazze.
Nel dicembre 2022 è stata vietata alle ragazze l’istruzione universitaria, e oltre 100.000 studentesse sono state espulse anche dallo studio di discipline (come medicina e pedagogia per la scuola primaria) in cui l’occupazione femminile viene parzialmente tollerata. Nel dicembre 2024 nuova criminale sforbiciata con il decreto del leader supremo dei Talebani Hibatullah Akhundzada che proibisce alle donne di iscriversi e frequentare studi negli istituti medici per studiare ostetricia, protesi dentarie, infermieristica, scienze di laboratorio.
“Il divieto ha un impatto negativo sul sistema sanitario, sull’economia e sul futuro della nazione. Con un minor numero di ragazze che ricevono un’istruzione, le ragazze affrontano un rischio più elevato di matrimonio precoce, con ripercussioni negative sul loro benessere e sulla loro salute. Inoltre, il Paese subirà una carenza di operatori sanitari qualificati. Questo metterà in pericolo delle vite. Con un numero inferiore di medici e ostetriche, le ragazze e le donne non riceveranno le cure mediche e il sostegno di cui hanno bisogno. Si stima che ci saranno 1600 morti materne in più e oltre 3500 morti infantili. Questi non sono solo numeri, ma vite perse e famiglie distrutte”, è quanto dichiara la Direttrice generale dell’UNICEF , Catherine Russell. In seguito alla decisione, Médecins Sans Frontières (MSF, Medici Senza Frontiere) , che gestisce progetti in sette province in cui più della metà dei suoi dipendenti sono donne, ha rilasciato una dichiarazione sul proprio sito web dove afferma che “non c’è un numero sufficiente di operatrici sanitarie nel paese” e che “le nuove limitazioni limiteranno ulteriormente l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità e porranno seri pericoli alla sua disponibilità in futuro”.
Intanto, la qualità dell’istruzione è totalmente compromessa: le discipline religiose in chiave fondamentalista sostituiscono in gran parte le altre materie, specie quelle scientifiche. Insegnanti e alunne sono sottoposte a misure vessatorie che scoraggiano la frequenza scolastica.
Il report pubblicato da UNAMA , che analizza gli effetti dell’applicazione della legge sulla “Promozione della virtù e la prevenzione del vizio” , evidenzia come sia in atto la trasformazione del sistema di istruzione pubblica del Paese in un modello religioso basato sulle madrase. Secondo l’UNAMA, questo cambiamento è stato accompagnato dalla graduale sostituzione di funzionari pubblici istruiti con studiosi religiosi filo-Talebani nei ministeri.
Peraltro, le madrase vere e proprie sono aumentate in tutto il Paese ed è in crescita il numero delle ragazze adolescenti che le frequentano: “Eravamo depresse perché ci veniva negata l’istruzione”, ha raccontato Farah, 16 anni, all’agenzia stampa francese AFP : “Fu allora che la mia famiglia decise che almeno dovevo venire qui. L’unico posto aperto per noi ora è una madrasa.”
Invece di studiare matematica e letteratura, le ragazze si concentrano sull’apprendimento mnemonico del Corano in arabo, una lingua che la maggior parte di loro non capisce.
Nel settembre 2024, il Ministero dell’Istruzione del governo di fatto ha annunciato un aumento dei centri di educazione islamica a 21.257, di cui 19.669 madrase, superando il numero totale di scuole pubbliche e private, pari a 18.337.
Infine, le istituzioni educative sono oggetto di attacchi terroristici che colpiscono principalmente donne e ragazze: l’attacco contro il Kaaj Educational Center il 30 settembre 2022 a Kabul ha causato la morte di 54 persone e il ferimento di altre 114; la maggior parte delle vittime erano giovani donne e ragazze hazara che si stavano preparando per l’esame di ammissione all’università. Nel giugno 2023, quasi 80 ragazze delle scuole primarie nella provincia di Sar-e-Pul sono state avvelenate e ricoverate in ospedale.
Nonostante la repressione sia durissima, le ragazze cercano di far sentire la propria voce: all’indomani dell’ultimo decreto che vietava l’accesso ai corsi paramedici, un gruppo di donne e ragazze ha organizzato una protesta davanti all’ufficio del governatore talebano nella provincia occidentale di Herat.
Ma soprattutto cercano modi alternativi per istruirsi. Uno di questi è la frequenza di corsi online (anche via WhatsApp), soprattutto di lingua, pashtu e dari, e per l’apprendimento dell’inglese. Una soluzione perseguibile però solo dalle ragazze che vivono nei grandi centri dove esiste una connessione Internet, e anche in questo caso con molta fatica, dato che il costo della connessione e di un telefono o un PC adatti è spesso difficilmente sostenibile.
E poi ci sono i corsi clandestini, alcuni dei quali sostenuti da CISDA, dove le bambine e le ragazze, ma anche le donne adulte, possono istruirsi su alcune materie. Questi corsi, come ci ha raccontato una delle nostre referenti afghane, non sono importanti “solo” per l’aspetto educativo: “Inizialmente, le studentesse erano scoraggiate per il loro futuro e si sono trovate sottoposte a una forte pressione psicologica. Tuttavia, partecipando attivamente alle lezioni, il loro morale è migliorato. Oltre al loro impegno nelle attività accademiche, le ragazze partecipano ad eventi ricreativi e, soprattutto, hanno la possibilità di confrontarsi con altre ragazze e donne. Queste esperienze danno loro la speranza di un cambiamento e di un futuro migliore”.
Naturalmente tutto ciò deve avvenire in assoluta segretezza perché anche l’educazione in casa per i Talebani può “indurre al vizio”, come testimonia la delirante fatwa (parere legale islamico emesso da uno studioso) lanciata dallo sceicco Abdul Ali Deobandi: “Far imparare alle donne la scrittura causa corruzione. Con questa abilità, la donna inizia a inviare lettere alle persone, come viene fatto con i telefoni cellulari usati nelle case, attraverso i quali le donne stabiliscono relazioni inappropriate che aumentano il vizio e l’immoralità sulla terra. Così, alle donne è proibito imparare a leggere e scrivere anche a casa, questa capacità non è accettabile per le nostre donne”.
“Le leggi sono sempre più restrittive: le TV non possono trasmettere, solo le radio, ma i contenuti sono controllati. Ci sono esecuzioni pubbliche, frustate, lapidazioni, arresti arbitrari, uccisioni, anche di giornalisti. L’ultima di pochi giorni fa era molto giovane: Usma. Non ci sono più manifestazioni di protesta perché è troppo pericoloso. Si continua a resistere nell’oscurità o tramite i social”, ci dice dall’Afghanistan un’attivista di RAWA.
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