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Sistema sanitario sull’orlo del collasso

Pubblicazione: 6 Novembre 2025

I dati dei primi tre mesi del 2025 fotografano in Afghanistan una situazione sanitaria tra le peggiori del mondo. In questo periodo si sono registrati oltre 517.000 casi di polmonite acuta (ARI), con più di 1.100 decessi, dove i più colpiti risultano essere principalmente bambini sotto i cinque anni; sono stati segnalati oltre 28.000 casi sospetti di morbillo e 193 decessi, l’82% dei quali tra bambini sotto i cinque anni; si sono inoltre verificati focolai di malaria e poliomielite e numerosi casi di diarrea acquosa acuta, dengue, pertosse (dati del WHO ).

Senza contare che almeno 50 persone vengono uccise o ferite ogni mese a causa di ordigni inesplosi dato che ancora più di 1.150 chilometri afghani sono contaminati da mine e munizioni inesplose.

Estremamente grave anche la salute mentale della popolazione afghana, soprattutto delle donne, con statistiche recenti che rivelano un aumento dei suicidi e delle tendenze suicide: un’indagine di Afghan Witness ha registrato 195 casi di suicidio femminile tra aprile 2022 e febbraio 2024, una cifra che rappresenta solo la superficie, poiché la restrizione dei Talebani sui media, la paura di ritorsioni e lo stigma sociale oscurano l’intera portata del problema.

Per quanto riguarda le persone con disabilità intellettive e/o psicosociali, la loro discriminazione non è una novità in Afghanistan, ma donne e le ragazze afghane con disabilità sono particolarmente vulnerabili ad abusi e violenze e incontrano maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi essenziali e agli aiuti umanitari.

Il tutto in un contesto di insicurezza alimentare che riguarda 14,8 milioni di persone (circa un terzo della popolazione) dove 3,5 milioni di bambini sotto i 5 anni e 1,2 milioni di donne incinte o in allattamento sono affetti da malnutrizione acuta. Situazione che aumenta la necessità di assistenza sanitaria: nel 2024, circa 23,7 milioni di persone hanno richiesto assistenza urgente, rispetto ai 18,4 milioni di agosto 2021; è allarmante che ogni giorno 24 madri muoiano per cause prevenibili e 167 neonati soccombano a condizioni simili.

Ad aggravare la situazione l’afflusso di rimpatriati espulsi dai paesi limitrofi le cui condizioni sanitarie sono spesso molto critiche, le conseguenze di fenomeni atmosferici estremi che continuano a imperversare sull’Afghanistan, dalla siccità alle inondazioni, e i terremoti che anche nel 2024 hanno colpito il Paese.

A fronte di questi disastrosi dati, il sistema sanitario afghano, da sempre fortemente dipendente dagli aiuti esterni, si trova oggi sull’orlo del collasso.

Nel 2022 i posti letto disponibili in strutture sanitarie (725 ospedali e 1075 centri di assistenza sanitaria primaria) erano 15.318 con un posto letto ogni 3.000 afghani circa (in Italia, per esempio, è disponibile un posto letto ogni 273 abitanti; in Germania, ogni 174). Solo 93 dei 400 distretti del paese dispongono di ospedali, lasciando il 72% della popolazione rurale senza accesso a servizi sanitari primari e secondari. Oggi questa situazione, già critica è ulteriormente peggiorata sia per le restrizioni imposte dai Talebani sia per i tagli degli aiuti internazionali.

La cronica carenza di personale sanitario qualificato si è acutizzata dopo il ritorno dei Talebani a causa delle restrizioni imposte alle donne, la cui presenza tra gli operatori sanitari era molto elevata. Per lo stesso motivo, la maggior parte delle entità che sostengono le persone con disabilità ha chiuso o ridotto i propri servizi. L’ultima infamia in questo ambito è il decreto emanato dal “leader supremo” dei Talebani Hibatullah Akhundzada nel dicembre 2024 che vieta alle donne di iscriversi e frequentare studi per operatrici sanitarie negli istituti medici, colpendo circa 35.000 donne che beneficiavano di una delle poche esenzioni al divieto di istruzione. L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha sottolineato che, poiché attualmente solo le donne sono autorizzate a fornire assistenza medica a ragazze e donne in Afghanistan, la nuova misura “porterà a inutili sofferenze, malattie e forse morti di donne e bambini afghani, ora e nelle generazioni future, il che potrebbe equivalere a femminicidio”.

Ai numerosi criminali divieti dei Talebani si è aggiunta la decisione dei Talebani di vietare la vaccinazione porta a porta contro la poliomielite. Il rapporto dell’Afghanistan Analysts Network  (AAN) afferma che, dopo aver sospeso per due volte il programma nazionale di vaccinazione contro la poliomielite nel 2024, i Talebani hanno ripreso la campagna per i bambini sotto i cinque anni a fine ottobre, ma hanno limitato le vaccinazioni alle moschee e ai centri dei villaggi, anziché consentire agli operatori sanitari di visitare le case.

Si rileva infine l’impatto della sospensione degli aiuti statunitensi nel febbraio 2025 nell’ambito del programma di revisione dei progetti finanziati da USaid: alla fine di aprile oltre 200 strutture sanitarie hanno chiuso, e si prevede che altre 220 possano cessare le attività entro giugno, lasciando circa 6,3 milioni di persone senza accesso alle cure di base. Secondo l’OMS , l’80% delle strutture sanitarie sostenute dall’organizzazione rischia la chiusura per mancanza di fondi. È vero che il sistema talebano di controllo dei finanziamenti dei programmi di aiuto ha rappresentato, come si può leggere nell’articolo a pag. P1-A3-B xx, una fonte di arricchimento significativa per i diversi leader Talebani e per consolidare il loro potere, ma è anche vero che con il blocco improvviso e immediato degli aiuti, alla popolazione non arrivano più neanche quelle “briciole” lasciate passare dai Talebani.

Un altro elemento che contribuisce ad acuire la gravità della situazione per le donne è la mancanza di servizi igienici funzionanti nei villaggi colpiti dalle inondazioni e nei campi profughi dove si radunano migliaia di disperati: in Afghanistan, gli uomini hanno accesso prioritario alle strutture igieniche disponibili e alle donne non è consentito utilizzare i bagni degli uomini. Questo comporta la diffusione di malattie, come colera e diarrea, causate dalla mancanza di servizi igienici adeguati e di acqua pulita, soprattutto tra le donne.

E una volta contratta una malattia, curarsi è un’impresa a ostacoli. Se è molto complesso e costoso per tutti gli afghani che vivono nelle zone rurali raggiungere i presidi sanitari, per le donne, a causa delle limitazioni imposte agli spostamenti, è diventata un’impresa quasi impossibile. Le donne, infatti, devono essere accompagnate da un parente maschio per accedere alle cure mediche e questo comporta, oltre alle difficoltà logistiche, costi supplementari che le famiglie non sono in grado di sostenere.  Inoltre, alle donne che cercano di entrare da sole nelle farmacie viene negato l’accesso.

Come segnalato nel rapporto dell’Human Rights Council dell’ONU del giugno 2023 , le donne devono abitualmente partorire senza assistenza professionale o incorrere in debiti significativi per partorire presso strutture sanitarie private.

E dato che al peggio non c’è mai fine, lo stesso Rapporto segnala che i funzionari del Ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio effettuano controlli presso le strutture mediche per verificare che medici maschi non stiano curando donne. Un veto che corrisponde, di fatto, a una condanna a morte visti gli ostacoli posti all’attività dei medici donna, il cui numero verrà ulteriormente ridotto in futuro a causa del divieto di accesso all’università per le donne.

Proprio per cercare di aiutare le donne impossibilitate a farsi visitare, Cisda sostiene il progetto Hamoon Mobile Clinic: un team mobile che visita le aree rurali del Paese fornendo servizi medici di base alle persone, con particolare attenzione ai bambini malnutriti e alle donne incinte.

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