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Il 2023 in Afghanistan tra diritti violati, disastro umanitario e resistenza. Il bilancio di CISDA

Pubblicazione: 12 Gennaio 2024

Terremoti, siccità, fame, violazione dei diritti, oblio, ma anche resistenza: questo è stato il 2023 per le afghane e gli afghani sotto il regime talebano.

Con una popolazione stimata di circa 43 milioni, gli afghani che avrebbero avuto bisogno di assistenza umanitaria nel 2023 sono stati circa 23,7 milioni, di cui il 25% rappresentato da donne e il 52% da bambini (Rapporto OCHA, dicembre 2023). Ma gli aiuti di ONG e organizzazioni internazionali hanno potuto raggiungere solo una minima parte della popolazione perché intercettati dai Talebani per sostenere il loro apparato statale.

La condizione di estrema povertà del paese impatta su una situazione sanitaria già molto fragile con l’aumento, fino a rasentare vere e proprie epidemie, dei casi di tubercolosi, morbillo, colera e poliomielite. A causa delle restrizioni e dei diritti violati, sono in aumento i casi di depressione grave e di suicidio, soprattutto tra le ragazze adolescenti. A tutto ciò si aggiunge il fatto che oltre 40 anni di conflitto hanno lasciato un paese tra i più contaminati al mondo da mine e ordigni inesplosi che provocano quotidianamente morti e feriti. Una situazione aggravata dalle norme medievali e misogine che impediscono o limitano fortemente alle donne di lavorare anche nel settore sanitario e vietano loro le cure erogate da dottori maschi.

Prosegue l’attacco ai diritti civili, in particolare quelli delle donne e nell’aprile 2023 i Talebani hanno aggiunto un altro tassello al mosaico delle nefandezze compiute contro le donne vietando alle afghane, alle quali è già precluso l’accesso all’istruzione e alla maggior parte delle attività, di lavorare per le Nazioni Unite e i relativi fondi, programmi e agenzie.

Un altro fronte sul quale i Talebani stanno mostrando tutti i loro limiti è la tanto decantata sicurezza: il 2023 è stato inaugurato da un attentato all’aeroporto di Kabul al quale ne sono seguiti numerosi altri firmati dall’ISIS-K, gruppo terroristico radicato nella regione del Khorasan.

L’Afghanistan, inoltre, si estende su un territorio estremamente vulnerabile che obbliga la sua popolazione a misurarsi con una delle più gravi siccità mai affrontate finora e con i continui terremoti: tra il 7 e il 15 ottobre 2023 tre forti terremoti di magnitudo 6.3 hanno squassato l’Afghanistan. L’epicentro è stato localizzato a 30 km a nord-est del distretto di Zinda Jan, nella provincia di Herat che conta poco meno di due milioni di abitanti. I terremoti hanno impattato circa 275.000 persone, in distretti dove il 23% della popolazione è composto da bambini di età inferiore ai 5 anni; anche se avere dati affidabili non è facile, si stima che il sisma abbia provocato la morte di circa 1.500 afghani e il ferimento di oltre 2.100 persone. Gravissimo l’impatto sulle infrastrutture con centinaia di abitazioni distrutte, danni a una rete idrica già fortemente compromessa e a circa 40 strutture sanitarie. L’intervento dei Talebani a sostegno della popolazione è stato tardivo o inesistente e la popolazione è stata abbandonata in balia di se stessa.

Nello stesso giorno in cui la terra afghana tremava, un altro terremoto si è abbattuto sulla popolazione: il Pakistan annuncia che, entro il 31 ottobre 2023, tutti gli stranieri irregolari, privi di documenti certificati dalle autorità, dovranno lasciare il paese. Anche se l’annuncio riguarda tutti i cittadini stranieri, la misura colpisce principalmente gli afghani, circa 1 milione e 700mila rifugiati che, spesso, vivono in Pakistan da decenni o vi sono addirittura nati. Un numero alimentato anche dagli oltre 700mila che sarebbero arrivati nel paese dopo il ritorno al potere dei talebani. A partire da novembre le autorità pakistane stanno rimpatriando con la forza i rifugiati che giungono in un paese dove, quarant’anni di conflitti e i ricorrenti disastri naturali, hanno già provocato molteplici ondate di sfollamenti forzati interni. L’OCHA stima che 6,3 milioni di individui (circa 1 afghano su 7) stiano vivendo uno sfollamento a lungo termine. Si prevede che l’aumento dei rimpatri continuerà, con proiezioni che indicano che oltre 1,46 milioni di afghani provenienti da Pakistan e Iran torneranno nel 2024.

Intanto l’Afghanistan è uscito dal radar dell’attenzione della comunità internazionale rientrandovi solo per qualche flash in occasione di disastri naturali, come il terremoto di ottobre, o per il tentativo di “normalizzare” i rapporti con i Talebani: il 29 dicembre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato quasi all’unanimità una delibera che darà l’avvio a un nuovo corso nei rapporti del mondo con l’Afghanistan dei Talebani il cui obiettivo è “un Afghanistan in pace con se stesso e con i suoi vicini, pienamente reintegrato nella comunità internazionale e che onori i suoi obblighi internazionali”. Un provvedimento che cambia la strategia finora adottata dall’ONU e confermata nella Conferenza di Doha dello scorso maggio che stabiliva di non trattare direttamente con i Talebani finché non avessero riconosciuto i diritti alle donne.

Ma le donne afghane sono forti e resistono

Nonostante una repressione che, nei confronti delle donne, raggiunge il suo apice, le afghane non si arrendono e anche questo 2023 è stato un anno di lotta e resistenza.

Qualsiasi tipo di esposizione delle donne è molto pericolosa con il rischio di arresti ed esecuzioni sommarie, ma le afghane hanno sfidato le forze di sicurezza talebane: il 29 aprile, a Kabul, si è svolta una manifestazione spontanea di un gruppo di donne che ha chiesto alla comunità internazionale, in vista dell’incontro internazionale sull’Afghanistan convocato dalle Nazioni Unite a Doha, di non riconoscere il governo dei Talebani; altre donne hanno lanciato i loro slogano contro i Talebani il 15 agosto, nella ricorrenza dei due anni dalla ripresa del potere degli integralisti religiosi.

Una sfida e una resistenza che si concretizza nel supporto alla popolazione e nel sostegno alle donne.

Le attiviste di Rawa, che non hanno mai lasciato l’Afghanistan e vivono in clandestinità, hanno portato soccorso più volte ai villaggi nei territori più lontani e abbandonati dai soccorsi medici e dagli aiuti; nel gelido inverno afghano Rawa ha distribuito decine di pacchi di cibo a famiglie ridotte in stato di estrema povertà.

Al sostegno economico e sanitario, si affianca l’impegno in programmi educativi rivolti alle ragazze e alle donne. Corsi segreti, che si svolgono in condizioni di grande difficoltà e riguardano alfabetizzazione per donne anziane, lezioni di scienze per le ragazze che non possono frequentare la scuola, corsi di lingua inglese per tutte le età, corsi di rinforzo per i bambini che frequentano ancora la scuola, ma hanno bisogno di un’istruzione migliore a causa dell’atteggiamento misogino dei Talebani e del sistema educativo di bassa qualità.

Anche altre associazioni attive in Afghanistan, come Hawca e Opawc, sono intervenute sollecitamente e hanno messo in atto diversi interventi per andare in aiuto alla popolazione affamata e in difficoltà. Il team sanitario mobile di Hamoon, per esempio, ha visitato nello scorso dicembre la provincia di Kunar curando pazienti di tre diversi villaggi.

Come Cisda sostiene le donne afghane

Cisda, che opera in Italia per sostenere economicamente e politicamente le donne e il popolo afghano, supporta da anni queste associazioni sul piano economico e su quello politico.

Ecco i progetti che il Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane ha finanziato nel 2023:

  • Educational Center for Women: Scuola per ragazze dalla 6° alla 12° classe. Il progetto prevede l’organizzazione di corsi per ragazze dai 13 ai 18 anni, sospesi dai Talebani. I corsi continuano a essere svolti in clandestinità.
  • Sartoria: Corso di taglio e cucito con relativi strumenti (macchine per cucire, stoffe etc.). Il corso è iniziato nella città di Kabul, poi esteso ad altre 4 province. Acquisto di 80 macchine per cucire e relativo materiale come stoffe e filo che al termine del corso verranno lasciate alle donne per il sostentamento delle famiglie.
  • Piccolo shelter per 4 donne. Apertura di una casa protetta per accogliere 4 casi particolarmente difficili fornendo protezione, supporto psicologico ed economico alle donne e relativi figli piccoli. Si prevede anche acquisto di macchine per cucire per rendere le donne attive e indipendenti economicamente.
  • Vite Preziose. Sostegno a distanza per donne vittime di violenza. Alcune di loro erano ospitate nelle case rifugio (shelter) oggi abbandonate e hanno bisogno di aiuto per vivere e proteggersi. Altre devono continuare il loro percorso di riscatto in condizioni ancora più difficili.
  • Mobile Health Unit. Team sanitario mobile di supporto medico – Ex ospedale Hamoon, ora unità mobile.
  • Educational Center. Scuola privata che prevede l’organizzazione di corsi per ragazze dalla 6° alla 12° classe (13-18 anni). I corsi vengono tenuti in clandestinità. Inizialmente previsto a Kabul, ma poi effettuato a Bamyan.
  • Giallo Fiducia: progetto Zafferano. Progetto in collaborazione con Costa Family Foundation e Insieme si Può di Belluno. Zafferano raccolto da una cooperativa di donne che frequenta anche la scuola.
  • Distribuzione capre alle vedove. Progetto in collaborazione con Costa Family Foundation e Insieme si Può di Belluno.
  • Staffetta femminista. Tante squadre distribuite su più tappe dall’Italia all’Afghanistan a sostegno dei progetti di autonomia di donne e ragazze, con particolare attenzione alle vittime di violenza sessuale e familiare.

Al sostegno economico si affianca quello politico e di comunicazione per dare voce, anche in Italia, alle donne afghane.

Nel corso del 2023 si sono consolidate le attività della Coalizione euro-afghana per la democrazia e la laicità, nata per rispondere all’appello delle forze laiche e democratiche afghane Rawa e Hambastagi per creare una alleanza tra queste e le Associazioni e le Reti Europee che, pur agendo in ambiti specifici, individuino terreni comuni di azione per promuovere una reale democrazia sia in Afghanistan, sia in Italia e in Europa. Nell’ambito di queste attività, il 25 novembre, in occasione delle celebrazioni per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è stata inviata all’attenzione delle istituzioni italiane, europee e internazionali la petizione Stand Up With Afghan Women.

È stato inoltre realizzato il Dossier Afghanistan – I diritti negati delle donne afghane, un documento con il quale Cisda ha voluto ripercorre le tappe principali della storia afghana, cercando di capire chi sono i Talebani di oggi e realizzando approfondimenti tematici per comprendere qual è la situazione attuale del paese. Ma con il quale ha soprattutto voluto dar voce alle donne afghane raccogliendo le loro storie.

Nel 2023 è proseguita la collaborazione con Altreconomia, inaugurata l’anno precedente, attraverso la quale Cisda ha potuto pubblicare costanti aggiornamenti su specifici aspetti della vita in Afghanistan.

Infine, sono stati quasi 100 gli incontri pubblici organizzati da Cisda o nei quali le attiviste di Cisda sono intervenute per diffondere le informazioni sulla situazione afghana, ai quali vanno aggiunte le decine di momenti di confronto realizzati nelle scuole.

Sostieni Cisda per continuare a sostenere le donne afghane.

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